Proveniente dalla Chiesa di Santo Stefano a Lucignano
La lavorazione del marmo e dei rilievi rende quest’opera un eccezionale esempio di scultura romanica, tra l’altro non rara nel territorio di Montespertoli. Dalla superficie esterna della piccola vasca emergono tre suggestive teste di uomo scolpite dalle acconciature barbariche. Una in posizione frontale quasi a definire il centro, e due in posizione laterale, i cui volti di tre quarti sembrano guardare tutti verso la stessa direzione. I tratti fisiognomici sono quelli incerti ed elementari, ma non per questo privi di potenza espressiva, che denotano la mano degli artisti medievali nella prima metà del XII secolo.
A conferma dell’originaria destinazione battesimale del pezzo sarebbero l’iscrizione che corre lungo il bordo superiore “HIC LAPIS GESTAS UNDAM QUE CRIMINA TEGAT” e distanziato da due punti il nome del probabile lapicida “EGO BO” seguito da una croce. Le dimensioni del manufatto e la presenza di un foro per lo scolo delle acque, successivamente otturato, portarono infatti a trasformare in un secondo momento la vasca battesimale in acquasantiera.
Negli anni 70 del secolo scorso, il manufatto venne smurato dalla controfacciata della Chiesa di Santo Stefano a Lucignano e trasferito e conservato nel Museo d’Arte Sacra di San Piero in Mercato a Montespertoli, a partire dal 1995. La sua presenza a Lucignano riveste un particolare interesse giacché la Chiesa di Santo Stefano dipendeva dalla Pieve di San Pancrazio ed è piuttosto raro trovare in una chiesa suffraganea arredi marmorei del periodo romanico e, in particolare una vasca battesimale: le pievi, e nel territorio di Montespertoli ce n’erano tre, erano le chiese principali e avevano ciascuna, all’interno, un fonte battesimale.