Museo della vite
e del vino “I Lecci”
Montespertoli

Il Museo della Vite e del Vino raccoglie le testimonianze della cultura del prodotto principe del territorio del Chianti, il vino.


Montespertoli, Museo della vite e del vino “I Lecci”

Il museo

Il Museo della Vite e del Vino si trova all’interno del Centro per la Cultura del Vino “I Lecci”, un edificio immerso in un paesaggio di vigneti e oliveti particolarmente adatto ad introdurre il percorso espositivo che, partendo dalla raccolta dell’uva, ripercorre l’intera fase produttiva del vino fino all’imbottigliamento e illustra il valore della tradizione e della storia che si legano al fascino della terra e della sua coltivazione.
Gli ambienti ricostruiti della cantina e della tinaia, la presenza di numerosi strumenti di lavoro, fotografie e pannelli informativi, aiutano anche il visitatore meno esperto a familiarizzare con le strutture, gli usi e le tradizioni di un mondo agricolo che, nonostante il trascorrere del tempo, resta invariato e conserva un sapere consolidato nei secoli.
La visita si conclude nel Laboratorio dei Sensi, uno spazio dove riconoscere attraverso i cinque sensi i rumori, gli odori e i sapori legati al vino.

Da non perdere

Opere dei grandi maestri, ricostruzioni multimediali, voci e racconti del territorio e delle comunità che lo abitano, reperti archeologici e memoria delle arti e dell’artigianato: ogni museo regala piccole grandi storie, tutte da scoprire.

Scienza e tecnica

La tinaia

Questa parte del Museo ospita gli strumenti che si trovavano nella Tinaia. L’uva raccolta subiva una prima ammostatura nel campo, direttamente nella bigoncia con cui l’uva era stata versata dai panieri e che serviva per il trasporto in fattoria. Le bigonce con l’uva venivano portate nella Tinaia. Qui l’uva veniva, nei tempi più antichi, schiacciata con i piedi su una un tavolato di legno chiamato cola o culla e, solo in un secondo momento, fu utilizzata la gramola sostituita poi, dalla fine della Seconda guerra mondiale, dalla pigiodiraspatrice che oltre allo schiacciamento dell’uva consentiva l’allontanamento dei raspi. Il succo, le bucce, i vinaccioli e ogni altra parte solida costituivano il mosto che veniva versato nel tino dove avveniva la fermentazione. Benché la sua funzione sia rimasta invariata, nel corso degli anni il tino ha subito profonde trasformazioni: tradizionalmente erano di legno castagno o quercia con forma troncoconica di difficile pulizia, talvolta venivano realizzati anche in pietra ma era un genere poco diffuso, successivamente furono realizzati in cemento e rivestiti internamente in ceramica o resina. Oggi sono è perlopiù di acciaio inossidabile di facile pulizia e manutenzione.

Scienza e tecnica

Fiaschi e damigiane

“Un vaso di vetro, rotondo e corpacciuto […], senza piede; con una copertura o […] veste di sala che cinge il corpo, e forma apiè di questo la base”.
Questa è la definizione del fiasco nel Vocabolario della Crusca del 1887, ma il fiasco viene menzionato prima dalle fonti letterarie poi da quelle archeologiche, documentarie e iconografiche; anche il Decameron di Giovanni Boccaccio, scritto tra il 1349 e il 1353, vi fa riferimento come recipiente idoneo per contenere ‘vino vermiglio’. Le più antiche testimonianze figurative relative al fiasco impagliato risalgono alla metà del XIV secolo e la figura della donna che riveste i fiaschi all’interno della vetreria, ma spesso anche a casa, comunemente detta fiascaia, risale al XVII secolo. Maneggevole, pratico ed economico, il fiasco era diventato il recipiente più idoneo e comune per la vendita e il trasporto del vino. Tra la metà del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, il fiasco più comune munito di strisce di sala disposte in senso verticale detto ‘uso Chianti’ era adoperato per imbottigliare il vino da tavola di rapido consumo mentre il fiasco ‘Toscanello’ che conteneva vino di migliore qualità, destinato a compiere viaggi più lunghi, era caratterizzato da un rivestimento più robusto. Oltre ai fiaschi, le vetrerie producevano a soffio libere con il caratteristico vetro di colore verde, altri utensili e recipienti per la vinificazione e conservazione del vino: levaioli, imbuti, canne per infiascare, ampolle da olio ed anche le damigiane.

Il territorio

La storia di Montespertoli la si comprende bene con la posizione geografica del paese che gli conferì, già nell’ XI secolo, un primato commerciale come luogo di scambio. Qui paesaggio e storia si fondono, restituendo il “composito del bel paesaggio toscano”.

A poco più di 25 km da Firenze, 50 km da Siena e 60 km da Pisa, si apre uno scenario fatto di natura, storia, musei e castelli che ci introduce in un contesto vero e genuino, lontano dalle consuete mete turistiche. Qui possiamo assaporare prodotti tipici di alta qualità.
Montespertoli, un paese vicino dalle lontane tradizioni, un territorio non difficile da raggiungere, capace di trasportarti all’interno di un paesaggio, di cui subito senti di far parte.
L’origine medievale del borgo è ben visibile ancora oggi dalle rovine presenti sul territorio, assieme a quelle di insediamenti romani ed etruschi. Qui, infatti, paesaggio e storia si fondono, restituendo il “composito del bel paesaggio toscano” dove l’ingerenza umana ha lasciato spazio non solo alla flora e alla fauna, ma anche a molteplici reperti storici e archeologici.

  • Archeologia
  • Arte
  • Memoria
  • Scienza e tecnica

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PRESENTI NEL TERRITORIO

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Informazioni utili

Contatti

Museo della Vite e del Vino
Via Lucardese, 74
50025 – Montespertoli (Firenze)
tel. +39 0571 600255
e-mail: info@visitmontespertoli.it
ufficioturistico@comune.montespertoli.fi.it

Orari

stagione estiva
(dal 1 aprile al 31 ottobre)

sabato, domenica e festivi
10.00 – 13.00 e 17.00 – 19.00

 

stagione invernale
(dal 1 novembre al 31 marzo)

sabato, domenica e festivi
10.00 – 12.00 e 15.00 – 18.00

Biglietti

Biglietto singolo

Tariffa unica: € 2,00

Biglietto cumulativo
(comprende anche il Museo d’Arte Sacra di Montespertoli e il Museo Amedeo Bassi)

Intero: € 5,00
Ridotto: € 3,00

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