Alla Gerusalemme di San Vivaldo l’ultima tappa stagionale di “Musei per l’Alzheimer”
Un bellissimo momento di celebrazione del percorso fatto finora, con tante riflessioni su quanto la partecipazione al programma abbia promosso la creazione di nuove relazioni e impattato positivamente sulla quotidianità di cura. L’ultima tappa stagionale del progetto “Musei per l’Alzheimer” è andata in scena tra i tempietti e le cappelle della Gerusalemme di San Vivaldo ed è stata vissuta con grande entusiasmo da tutti i partecipanti: il modo migliore per fare un punto su quanto si è condiviso in questi mesi, prima della pausa estiva.
Una casa nel bosco. Sembra… ma qui ci abitavano i frati?
Era uno spazio per pregare.
I colori bellissimi? Sì, è vero, ha messo le luci, due candele, faceva un altro effetto.
Ma in tutte le cappelle c’è queste scene? E voi, l’avete viste tutte?
Dopo la visita ad alcune cappelle, i partecipanti si sono divisi in due gruppi per lavorare su due opere diverse… prima di chiudere con un bel buffet condiviso, sul prato.
Due racconti condivisi
“Sssh! Sssh! C’è la serie!”
Lo sguardo, sembra seguirci.
Sembra vederli. Sentirli. Come se ci invitassero a un dialogo.
In una riunione, un banchetto, l’ultima cena. Una tavola dove si ragiona di qualcosa.
Quello mi sembra un po’ innervosito, indispettito.
Quello là è il capobanda. Dà l’impressione, che dia un po’ il via a tutti.
Quando c’è un gruppo di persone, ci vuole, quello che ha un po’ più…
Non è facile, assolutamente, perché ognuno crede di avere ragione. Bisogna avere un buon senso di sé stesso. Capire che chiunque ha bisogno di essere aiutato. E sapere aspettare: ‘cosa intende dire, raccontare?’
Quelli là si rimpiattano, vedi? Si vergognano perché c’è il padrone.
Non è che si nascondono, sono più restii (non siamo mica tutti uguali).
Stare in gruppo, non è facile: meglio in due.
Parla anche, quello lì nell’angolo, sembra che parli. Parla con quella figliola lì, con quel giovanetto. E come mai lui sta in ginocchio? Bacia i piedi a qualcuno.
Gesù è quello lì!
Quello a sinistra, non quello con la corona.
Anche quegli altri hanno l’aureola. Ma lui e sta a capotavola.
Se gli bacia i piedi, forse ha una reverenza particolare.
Una pagnotta, una bottiglia stanno mangiando, è l’ora della cena.
Càpita tutti i giorni, incontrarsi a tavola. Era bello, prima. Perché oggi c’è la TV. “Sssh! Sssh! C’è la serie!”, e guai a chi apre bocca. “Ci si perde la serie”, e non c’è più dialogo. Spegnerla [come facevo prima, quando ero io a decidere, in famiglia], oggi non posso, è cambiata la situazione.
C’è un clima serio. C’è. Lì un clima serio. Nessuno che sorride. Sono abbastanza presenti, senza cattiveria, ma non è un ritrovo pacifico.
Ci sono rimasti male perché hanno visto che c’è Gesù. Non se lo aspettavano. Una scena con queste persone, con questo fattore e gli altri, e poi: gli è apparso Gesù! Non se l’aspettavano. Ci son rimasti male. Perché ora hanno da fa’ con lui!
A me mi piace stare tutti insieme. E a tavola meglio in tanti che in due: c’è più conversazione. …e poi si letica. Succede. In genere, succede sempre qualcosa. Sarebbe di bello, perché comunque è qualcuno che esprime il suo pensiero. Ma bisogna vedere se gli altri l’accettano o no.
E in famiglia è più difficile che fra amici. Perché siamo più legati, ognuno ha il suo. E ognuno si pensa sapere quello che dire. Senza pensare [quel] che hanno in mente gli altri. Si deve sempre parlare e dire la nostra, ma sempre con una certa volontà. E ci vuole sempre qualcuno che abbia un po’ come dire, di grazia. “Aspettiamo un po’, cerchiamo di capire”.
Viene poco bene, litigare in famiglia. In un incontro fra amici è più difficile, anche perché. Per rispetto degli amici si decide di stare zitti.
Questi altri guardano Gesù che parla con la bambina o con il ragazzino. Gli altri sono per conto suo. Lei si inchina perché si è accorta che era Cristo. Si sta scusando.
Mariuolo!
Ma questa è storia o leggenda?
Guarda quante rimembranze c’hanno lasciato!
Ci sono sempre stati i muratori…
“Tirava vento come quella sera, vento d’aprile e di primavera…”
La quiete e la pace. Tutto fermo. Una cosa bella, tranquilla, rilassata.
Come se avessero chiuso gli occhi anche le piante.
Ho potuto dare ascolto anche a quello che c’è intorno.
Mi sentivo ferma, ma percepivo che c’era vita.
Capisco gli eremiti: ora vedo se trovo anche io una quercia cava!
Curioso, mariuolo o furbacchione?
Ho la curiosità di aprire per vedere che cosa nasconde.
“Discese il terzo giorno…”
Entriamo. Guarda quanta gente!
“All’alba se ne parte il marinaio…”
Sembra un corteo in movimento e questi sono i primi che arrivano.
Oppure sono i dodici apostoli. 4, 5, 6… no, non sono 12. Uno è senza un braccio e c’è anche un alabarda.
Questa dev’essere sant’Anna e poi c’è la Madonna.
C’è un po’ di musica.
L’hanno scheggiato, ma mi fa un bell’effetto.
Hanno visto qualcosa, guardano tutti all’insù, ma non so cosa guardano.
Sembra un pubblico arrabbiato: uno è con la bocca aperta, uno sta parlando… ma non approvano e le donne sono contrariate.
È gente che prega, ma – come al giorno d’oggi che succedono tante cose, ma siamo impotenti – restano fermi.
Sono sorpresi e sconvolti. Guardano quello che sta succedendo a Gesù Cristo in croce.
È stanco come se avesse subito qualcosa. È nudo, poverino, e ha pudore. Si è messo addosso questo mantello perché non aveva altro.
Sulla destra c’è la signorina più giovane che più ci patisce.
È maltrattato, come cose di cent’anni fa. L’hanno condannato e non lo aiutano. Va alla croce, ce lo portano.
Quello verde ha il copricapo da giudice: è Erode?
Questo qui è un disgraziato, con questi calzoni che scendono.
Allora… è collegato!
Quelli che guardano loro mi fanno pensare che è vera la fede, ma è sempre un sopruso.
Se uno può difendersi da solo è un conto, sennò…
Serve l’unione e va capito se c’è una soluzione. C’è sempre qualcuno che ci rimette le penne e qualcuno che ce lo manda.
È sempre il potere il problema.
Io mi sento frustrata quando vorrei reagire, ma non posso.
Questo mi fa pensare e tanto.
Non faccio nomi, ma se io avessi potuto studiare… come minimo sarei diventata avvocato… dei poveri!
Il progetto
“Musei per l’Alzheimer” è un progetto che mira a costruire spazi accoglienti, dove l’arte diventa occasione di dialogo. Grazie al lavoro congiunto di educatori museali e animatori geriatrici, le attività creano esperienze relazionali profonde con le opere e i patrimoni culturali, stimolando immaginazione e creatività, valorizzando ogni forma di comunicazione, anche quella non verbale. Attraverso stimolazioni tattili, uditive e olfattive, il museo si apre a nuovi linguaggi e diventa parte di una rete sociale che sostiene le famiglie, i caregiver, le RSA e i centri diurni del territorio. Un percorso che rafforza il legame tra cultura e welfare.
Il programma, attivo da molti anni, dal 2022 è realizzato in collaborazione con la Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa e rientra – come da indicazione della Regione Toscana – tra le proposte prescrivibili all’interno dei programmi di accompagnamento alle cure domiciliari.
Territori coinvolti: Montaione
Musei coinvolti: Gerusalemme di San Vivaldo






